Mastoplastica additiva

L'intervento di mastoplastica additiva si propone di aumentare il volume delle mammelle inserendo una protesi in silicone davanti o dietro il muscolo grande pettorale. La cicatrice può essere posizionata nel solco sottomammario, intorno all'areola o in ascella. Al termine dell'intervento la medicazione consiste in un normale reggiseno sportivo.

Le protesi utilizzate sono diverse in dimensioni e forma (rotonde, a goccia, coniche) così da consentire una vera "personalizzazione" dell'intervento in base alla corporatura, ai tessuti e ai desideri della paziente.

Viene generalmente eseguito in anestesia generale e richiede una notte di ricovero o, in casi selezionati, un semplice day hospital.

Sfatiamo i luoghi comuni:

Con la protesi si tira su il seno. Falso. L'impianto di una protesi consente nella maggior parte dei casi solo un aumento di volume ma non corregge la forma del seno nè tantomeno lo "tira su". Se il seno è molto calato e ci si impianta una protesi il risultato sarà sempre un seno calato ma più grande. Qualcuno suggerisce di usare una protesi molto grande per stirare la cute e quindi fare una sorta di lifting: in realtà in questo modo non si fa altro che aggiungere peso ed accelerare una ulteriore "caduta" di un seno già calato. Per tirare su un seno l'intervento indicato è la Mastopessi o Lifting del seno durante il quale si può aggiungere o meno una protesi per aumentarne il volume. 

Con la protesi si cambia la forma del seno. Falso. Con la protesi si aggiunge semplicemente volume. Utilizzando le protesi anatomiche, soprattutto quelle ad alta proiezione, si può spesso ottenere una spinta al capezzolo che sembra "tirare su" la mammella: in realtà è il riempimento della tasca svuotata che simula un lifting. In alcuni casi selezionati questo può ridare al seno la forma che si era persa magari dopo una perdita di volume post-allattamento, ma se la forma del seno è alterata spesso il semplice inserimento di una protesi non è sufficiente a correggerla. 

La protesi va cambiata ogni 10 anni. Falso. Le protesi di ultima generazione sono progettate per rimanere in sede a tempo indeterminato. Non esiste una data di scadenza di una protesi. In realtà  esse vanno sostituite solamente se c'è una complicanza (come un'usura, una rottura o una contrattura capsulare). Negli altri casi non esiste motivo per sostituire le protesi. Quello che nella pratica accade è che dopo 10 anni in genere il risultato può non essere così soddisfacente come lo era all'inizio perchè nel frattempo il corpo è cambiato e quindi spesso le pazienti chiedono una revisione estetica. In quell'occasione si sostituiscono le protesi ma non perchè siano "vecchie" ma semplicemente perchè, una volta esposte durante il nuovo interevento, vanno considerate non più sterili e quindi a rischio di contaminazione. 

Le protesi possono scoppiare in aereo. Falso. Affinchè qualcosa scoppi in aereo la cabina dovrebbe essere depressurizzata nel qual caso non sarebbero le protesi il problema: scoppierebbero allora anche i globi oculari, lo stomaco, e gli altri organi cavi. Inoltre le protesi non contengono aria ma sono riempite con silicone per cui dovremmo vedere scoppiare in aereo, almeno una volta nella vita, le bottiglie di  plastica di acqua minerale, piene o vuote che siano...

Dopo l'intervento non si può allattare. Falso. Sia che l'intervento venga effettuato attraverso una incisione intorno all'areola che, soprattutto, attraverso una cicatrice nel solco sottomammario, il danno alla componente ghiandolare della mammella è irrilevante se non inesistente. Per impedire l'allattamento bisognerebbe distruggere la ghiandola e soprattutto tagliare i tubicini che portano il latte al capezzolo (i cosiddetti "dotti galattofori") che, in quest'interevnto, non vengono minimamente toccati. Al contrario, un semplice piercing, così comune oggi tra le giovani, se si dovesse infettare potrebbe compromettere in maniera irreversibile l'allattamento. 

Dopo l'intervento non si può eseguire la mammografia. Falso. Tutti gli specialisti radiologi sono oggi in grado di ottenere immagini perfette della mammella in pazienti portatrici di protesi mammarie. Ed anche nei casi in assoluto più dubbi è sempre possibile utilizzare, in alternativa, la Risonanza Magnetica Nucleare che oltre a studiare la ghiandola mammaria come e meglio di una mammografia, è l'unica procedura diagnostica in grado di dare informazioni dettagliate anche sulle condizioni delle protesi.

Con una protesi il seno non cala più. Falso. L'intervento di chirurgia plastica non ferma il tempo e pertanto nemmeno l'invecchiamento. In linea generale più piccola (e quindi meno pesante) è la protesi, più lentamente il seno calerà; ma la forza di gravità continuerà ad agire per tutta la vita per cui prima o poi, in misura maggiore o minore, il seno calerà, protesi o non protesi. 

La sottomuscolare è meglio della sottoghiandolare. Falso. Non esiste una tecnica migliore in assoluto ma la tecnica migliore per ogni determinata paziente. La tecnica di protesi sottomuscolare nasce in origine per cercare di rendere meno visibili le protesi in donne particolarmente magre "nascondendole" sotto il grande pettorale. Per alcune pazienti mettere la protesi sotto il muscolo o davanti al muscolo può essere totalmente indifferente perchè la quantità di ghiandola e lo spessore del tessuto sottocutaneo sono sufficienti a rendere la protesi non visibile. Altre pazienti sono inevitabilmente candidate ad una sottomuscolare perchè estremamente magre e quindi destinate ad avere un aspetto "finto" se sottoposte ad additiva sottoghiandolare. Altre pazienti, infine, hanno un risultato migliore se la protesi viene messa davanti al muscolo per via della qualità della pelle magari molto sciupata che, con una protesi sotto il muscolo, non riuscirebbe ad essere ben "riempita e stirata". In conclusione ogni paziente ha la sua tecnica migliore legata a tanti fattori quali lo stile di vita (sportiva o non sportiva), la qualità e la quantità del tessuto mammario, la previsione di una gravidanza, le preferenze del chirurgo, il difetto da correggere e così via.